Colpevole
sono perché lancio la prima pietra contro coloro che attraversano laghi mari e
monti nella più sperduta disperazione.
Colpevole
di dimenticare la storia, io che ora sto bene, giudico è condanno.
Ma
se prendo un libro e sfoglio le pagine del nostro vissuto, ricordo che anche i
miei avi furono emigranti.
| Lampedusa |
Noi siamo figli di emigranti e sono i nostri figli loro stessi ad essere degli
emigranti, studiando e lavorando al nord o al di là delle alpi.
La
gente del mondo è in eterno movimento e così è importante che sia.
Ti
porti nel cuore la tua terra le tue montagne o per chi viene da lontano, il
proprio mare e il proprio deserto. Poco importa da dove vieni,
non
importa dove vai; resti sempre alla ricerca di quel qualcosa che ti permette di
star meglio.
Affronti
enormi difficoltà fisiche ed emozionali, difficili relazioni umane per riuscire
ad avere quel minimo di benessere e dignità che ti permette di vivere meglio.
Emigrazione un'azione verso l'ignoto, un'azione a metà: lascio il mio paese per andare a trovarne un altro è farlo diventar mio.
È
qui nasce il mio dilemma io di dove sono? Da dove provengo? Dove abito e chi sono?
Poi
appare il mio ricordo:
di profumi e colori. Rivedo la terra, risento il fiume che scorre, chiudo gli
occhi e mi ritrovo bambina.
Ecco
da dove ho origine: dai miei monti e da quei boschi sento ancora il canto degli
uccelli. È
la montagna la mia casa e la porto nel cuore anche se sono distante.
Questa
è la mia emigrazione, simile è a quella dell'emigrate che porta dentro di sé, il
suo deserto o il suo mare.